La Milonga 

Una famosa canzone del gruppo Bajofondo, riprendendo le parole del grandissimo artista Alfredo Zitarrosa, recita: “La Milonga es hija del Candombe asì como el Tango es hijo de la Milonga”.
Un padre nero dunque, il Candombe e un tormentato, ormai famosissimo, figlio, il Tango.
Questi i due rami essenziali dell’albero genealogico della Milonga che raggiunge la notorietà a partire dalla metà dell’800, prima come genere di canto e successivamente come ballo.
Se il Candombe, il ballo dei neri argentini, caratterizzato da un grande uso di tamburi, si può definire il padre, la Payada è la madre della nostra Milonga.
I Payadores sono dei cantastorie di campagna, improvvisatori di versi musicati che girano di paese in paese con le loro chitarre, sfidandosi spesso fra di loro in un contrapunto, una gara di improvvisazione.
Mescolando le radici africane del Candombe, quelle argentine della Payada e quelle spagnole della Habanera, nasce la Milonga.

Ballerini di Milonga
Radici nere appunto, e allora la domanda nasce spontanea… i neri? A Buenos Aires?
Chiunque abbia visitato l’argentina “città che non dorme mai” avrà sicuramente notato al giorno d’oggi la scarsissima presenza di popolazione di colore fra i Porteños (gli abitanti di Buenos Aires sono così chiamati). Eppure sono stati proprio gli afro-argentini i ballerini che meglio hanno interpretato questo genere musicale appena nato come ballo nella seconda metà dell’800.
Ebbene, che fine hanno fatto tutti quegli Afro-porteños che popolavano la Capitale in quel periodo?
Due eventi hanno fatto sì che gli abitanti di origine africana quasi scomparissero: la guerra combattuta contro il Paraguay dal 1864 al 1870 e la terribile epidemia di febbre gialla che nel 1870 decimò la popolazione di Buenos Aires.
Come sempre, guerre ed epidemie colpiscono la parte più povera della popolazione: il commercio di schiavi dall’Africa era stata abolito solo nella prima metà del secolo e gli afroargentini discendenti degli schiavi furono i primi a essere spediti a combattere e ad ammalarsi di febbre gialla.
Milonga è anche una parola usata nel linguaggio comune per definire i locali dove si balla Tango, Vals e appunto Milonga. Da qui Milonguero, colui che gira di Milonga in Milonga alla ricerca spasmodica dell’abbraccio perfetto.
Milonga significa inoltre confusione, litigio, ma anche come bugia, menzogna, piccola festicciola.
Ma per gli appassionati di Tango, Milonga vuol dire soprattutto ballo!

Milonga

Il tempo di 2/4 dà vita infatti a un ballo veloce e ricco di virtuosismi ritmici.
Gli elementi che maggiormente caratterizzano la Milonga sono il Traspié, che ricorda la sua origine nera, i cambi di direzione repentini, la Cunita e la Baldosa.
Nonostante sia nata nei sobborghi, con il passare del tempo la Milonga pian piano si trasferisce dalle periferie alle sale da ballo delle città, fino a divenire, ai giorni nostri, uno dei generi più ballati nelle serate di Tango Argentino, dove si alterna con il Tango e il Vals.
Durante le infinite notti dei tangueros, che si concludono spesso solo alle prime luci dell’alba, il Musicalizador (il DJ delle serate di Tango) alterna solitamente quattro pezzi di Tango, tre di Milonga e tre di Vals, per poi ripetere questa sequenza per tutta la durata della serata. A separare una tanda (questi raggruppamenti di brani) dall’altra viene solitamente inserita una cortina ovvero un breve estratto musicale di tutt’altro genere durante il quale le coppie di ballo si lasciano, ringraziandosi a vicenda, e tornano al proprio posto, per poter procedere con i nuovi inviti. Questo in una tradizionale Milonga
porteña e anche nelle più classiche milonghe europee.

Ballerini di Tango Argentino

Tra i brani più famosi di Milonga: Milonga Sentimental (Homero Manzi – Sebastian Piana), Milonga de mis amores (Pedro Laurenz), La Trampera (Anibal Troilo).

 

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